La fiscalità delle biomasse

L’apertura e le prospettive dell’utilizzo energetico delle biomasse hanno inciso profondamente sulle caratteristiche delle attività agricole, compresi gli aspetti fiscali. La posizione tradizionale per le biomasse era legata all’ origine. I prodotti delle attività agricole, tal quali o che hanno subito solo trasformazioni tradizionali, in genere tipicamente meccaniche, sono soggette ad un IVA pari al 4%. Per le materie prime grezze derivate da prodotti agricoli l’IVA è invece del 10%, mentre i prodotti finiti sono sottoposti all’IVA del 22%. Con questo schema ad esempio, un legname grezzo venduto dal proprietario del bosco ha l’IVA al 4%, il legno a scaglie (o cippato) per uso energetico prodotto da lavorazioni meccaniche, ha l’IVA al 10% mentre il pellet, essendo un combustibile è soggetto all’IVA del 22%.

Con il recepimento del D.Lgs. 18 maggio 2001 n. 228 di orientamento e di modernizzazione del comparto agricolo, l’ imprenditore agricolo è colui che esercita la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l’allevamento di animali e le attività alle medesime connesse, purchè queste siano svolte dal medesimo imprenditore agricolo e riguardino prevalentemente prodotti propri. Tale Decreto modifica radicalmente il regime fiscale dei prodotti energetici che l’imprenditore agricolo può produrre. Particolare riferimento arriva agli impianti del conto energia fotovoltaico realizzati sui terreni agricoli e agli impianti di produzione di elettricità da combustione di scarti forestali o da biogas prodotto da digestori che trattano scarti, liquami e prodotti agricoli che provengono anche da aziende adiacenti.