Produzione energia termica e FER elettriche

Produzione di energia termica

La produzione di calore in Italia non ha mai avuto un trattamento adeguato in termini di analisi statistica tant’è che il calore, a differenza degli usi finali elettrici e gli usi finali per il trasporto,  non ha una sua voce nel BEN, Bilancio Energetico Nazionale. Il BEN considera negli usi finali l’elettricità e i combustibili, sia fossili che rinnovabili, ma non considera il calore che può derivare da recuperi nella cogenerazione o da combustioni di rifiuti e scarti non censiti.

L’emersione del calore, sia da cogenerazione che da combustibili non fiscalmente censiti (rifiuti e materiali da recupero di vario tipo), avrà ripercussioni nel BEN, da una parte facendo aumentare i valori degli usi finali, dall’altra, facendo aumentare la quota da fonti rinnovabili.

Il problema del calore non censito, derivato da fonti termiche autoprodotte o commercializzate informalmente, è emerso in tutti i paesi in occasione del pacchetto 20-20-20 dell’unione europea. In particolare, in Italia, era stato evidenziato da indagini campionarie telefoniche condotte sia da ENEA che da ARPA Lombardia avendo infine una soluzione prendendo ad input i dati del censimento sulla popolazione del 2011.

Non è ancora stato individuato un canale ufficiale di dati per la produzione di calore per applicazione industriale utilizzando prodotti di biomasse solide liquide e gassose di scarto di origine varia.

Gli interventi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e sistemi ad alta efficienza, che possono accedere agli incentivi previsti dal D.M. 28 Dicembre 2012 sono i seguenti:

  • installazione di collettori solari termici, anche abbinati a sistemi di solar cooling
  • installazione di impianti utilizzanti pompe di calore elettriche, a gas o anche geotermiche
  • utilizzo di generatori di calore alimentati da biomassa

FER elettriche

L’Italia ha una lunga tradizione di elettricità da fonti rinnovabili, infatti, alla data di nazionalizzazione (1962), i 2/3 di elettricità era prodotta da fonti rinnovabili. Negli ultimi trent’anni, il rilancio delle fonti rinnovabili, ha visto concentrare l’attenzione maggiormente sulle fonti elettriche rispetto a quelle termiche sia come attività di ricerca che come attività di sviluppo imprenditoriale. La motivazione principale è che in passato, in Italia, vi era una carenza strutturale di produzione elettrica; l’elettricità è stata intesa come forma più versatile e più nobile dell’energia e quindi era la forma più visibile e più vendibile alla collettività, infine, la mancanza di vincoli naturali di disponibilità della forma fotovoltaica ne dava un valore liberatorio.

L’Italia era partita negli anni ’80, sia sul fotovoltaico che sull’eolico, curando gli aspetti anche imprenditoriali che però si erano persi nella fase di abbondanza del petrolio degli anni ’90. Una volta re-innescati gli incentivi al mercato a metà degli anni 2000, si giudicò opportuno mettere degli stimoli molto più rilevanti che negli altri paesi, ritenendo che ci fossero da noi maggiori ostacoli organizzativi e amministrativi.

La combinazione di incentivi generosi e della mancanza di sviluppo industriale ha avuto l’ effetto fortissimo di realizzazione di impianti basati però su componenti importati; gli impianti fotovoltaici sono stati localizzati su tutto il territorio nazionale per un totale di 16,5GW a fine 2012 (fonte Terna, 2012), l’eolico si localizzava sull’appenino meridionale per un totale di 8GW a fine 2012 (fonte Terna, 2012). Gli incentivi erano previsti a carico dei consumatori per cui il potere politico è stato molto lento nel reagire ai costi che venivano scaricati sulle tariffe, questa incapacità di monitorare le dinamiche degli investitori internazionali è finita col portare alla necessità di una frenata brusca producendo così  una caduta nelle incentivazioni e  vari tentativi di introdurre, retroattivamente, penalizzazioni economiche.

Nel contesto italiano, le fonti rinnovabili hanno generato, secondo i dati pubblicati dai Terna nel 2012, 92TWh pari a circa 1/3 del totale, producendo una caduta del costo dell’elettricità nelle ore di picco in accoppiata con una situazione del tutto nuova di sovra capacità produttiva dovuta, sia a un eccesso di realizzazioni di impianti termoelettrici anche dopo che si era reso evidente una stagnazione dei consumi globali, sia alla crisi economica, con delocalizzazione di alcune industrie pesanti. Su queste basi, l’evoluzione si affida alla capacità di promuovere gli usi efficienti dell’elettricità (pompe di calore), di integrare nel territorio le varie fonti, con due opzioni possibili: una, di tipo locale, puntando all’autoconsumo nei limiti del possibile nella logica delle smart grid con accumuli distribuiti; l’altra, invece, attraverso la proposta europea di una super rete che trasferisca sulle lunghe distanze l’elettricità prodotta, in momenti diversi, da fonti diverse, diversamente localizzate, con accumuli concentrati di lungo periodo.

Tra le tecnologie si possono annoverare: